Focus: Sale Bingo e gioco responsabile


Una ricerca sulla relazione tra “ambiente” di gioco e promozione del gioco responsabile

La relazione tra “Ambiente” del gioco e gioco responsabile è stata esaminata in una interessante ricerca dal titolo “La funzionalità delle sale Bingo ai fini della promozione del gioco responsabile”, condotta dall’Unità Nuove Patologie Sociali dell’Università di Firenze, coordinata da Franca Tani e Massimo Morisi dei dipartimenti di Scienze politiche e sociali e di Scienze della salute, i cui risultati sono stati presentati il 26 giugno 2017 a Firenze.

L’indagine, commissionata dagli associati ASCOB, Associazione Concessionari Bingo a cui appartiene HBG Gaming, ha coinvolto più di 800 giocatori distribuiti in diverse realtà regionali ed ha evidenziato come esista una relazione stretta tra “gioco responsabile” e “ambiente” del gioco, confermando la valenza delle sale bingo come luoghi di intrattenimento con una vocazione naturale all’accoglienza e alla tutela del cliente.

Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in Italia attualmente sono attive 204 sale. La Sala Bingo è un locale dotato di sofisticate attrezzature informatiche per la facilità e la trasparenza del gioco, che offre servizi di accoglienza e di intrattenimento per favorire l’incontro e la socializzazione.

La normativa italiana, come specificato nel sito ADM, intende conferire al gioco del Bingo il carattere di intrattenimento, socializzazione e impiego piacevole del tempo libero, differenziandolo in maniera sostanziale da altri giochi, basati prevalentemente su comportamenti individuali e sulla distanza, sia fisica che temporale, tra il momento del gioco e quello della vincita.

La ricerca ha confermato le caratteristiche peculiari attribuite a questo gioco ed agli ambienti in cui si svolge, tra cui spicca la capacità di  aggregazione. La maggioranza degli intervistati infatti dichiara di giocare sempre oppure più spesso in compagnia che da solo, e la dimensione socializzante del gioco è l’aspetto che viene maggiormente sottolineato dai frequentatori delle gaming hall, che trovano nel bingo un’alternativa ludica ad altre attività abituali, come ad esempio guardare la televisione.

Secondo la ricerca il profilo del giocatore è quello di persone che lavorano, con una posizione coniugale definita, un’età media di circa 50 anni, che sono in prevalenza diplomate. La maggioranza è rappresentata da un giocatore misurato, che stabilisce prima quanto giocare, a cui piace divertirsi e intrattenersi e non ha lo scopo di arricchirsi attraverso il gioco d’azzardo. Le sale sono molto pulite ed accoglienti, invitano a “fare salotto” ed hanno un’area fumatori; c’è sempre la presenza di materiale informativo, un decalogo sui rischi del gap e il personale che invita a leggerlo. Le sale sono ubicate nelle situazioni più diverse, in centri urbani, ma anche in periferia e in aree polifunzionali. Tutte sono dotate di sistemi di sicurezza. La clientela è abituale e quindi si creano rapporti duraturi ed amicizie, c’è una relazione informale anche con i dipendenti di sala. Il personale è formato in modo specifico sui fenomeni del GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) e rimane nel tempo, per questo motivo è in grado di individuare eventuali situazioni di rischio quando si trova difronte ad un eccesso di gioco.

Quasi l’80% dei giocatori afferma di frequentare le sale “alla luce del sole”, e risponde che familiari ed amici sono a conoscenza della loro attività di gioco.

Attraverso la ricerca, dal confronto con utenti e gestori, emerge complessivamente un’offerta di qualità connotata da una profonda cura nelle relazioni con la clientela, ben organizzata e trasparente, contraria alla logica del “sottoscala”, in cui il personale stipula con i propri clienti un patto di mutua responsabilità. I gestori inoltre evidenziano come le sale, specialmente se integrate in una pluralità di esercizi commerciali, garantiscano una maggiore sicurezza per i minori rispetto ad altre tipologie di offerta. Ai minorenni infatti non è in alcun modo consentito l’accesso a questi spazi.

 

In conclusione:  la ricerca sottolinea come la dimensione socializzante ed il contesto di controllo, sicurezza e legalità in cui si inserisce, invitano ad una riflessione su un modello di gioco con vincite in denaro che si mostra efficace nella prevenzione del rischio di ludopatie, e che potrebbe essere esteso oltre la specifica offerta del Bingo.

 

CURIOSITA’: L’ORIGINE DEL NOME “BINGO”

Il Bingo, basato sull’estrazione di novanta numeri, deriva dal Lotto ed è molto simile alla tradizionale tombola da sempre giocata nelle famiglie italiane. Il nome “Bingo” ha un’origine curiosa: deriva da un gioco simile alla tombola, praticato in Georgia, che veniva chiamato Beano (Bean, in inglese, vuol dire proprio “fagiolo”, “chicco”) per via dei fagioli secchi usati per coprire, sulla cartella, i numeri estratti. Colui che per primo copriva con i fagioli secchi tutti i numeri della cartella, esclamava “Beano!” per annunciare la vincita della posta: un fortunato vincitore, invece di “Beano”, gridò “Bingo”, forse per l’eccitazione o per l’incerta pronuncia.

Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

 

 

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